Orso delle caverne e quaternario

Il Quaternario è il periodo geologico più recente, quello in cui viviamo.

E’ suddiviso nel Pleistocene (da 2,58 milioni di anni fa) e nell’Olocene (da 11.700 anni fa ad oggi). Da un punto di vista paleogeografico, il Quaternario non presenta grossi cambiamenti nella disposizione dei continenti, ma è l’estrema variabilità climatica la caratteristica principale di questo periodo, con la presenza di oscillazioni climatiche estreme (periodi glaciali ed interglaciali).

Il primo schema di suddivisione delle fasi glaciali fu proposto da Penck e Brückner nel 1905, in base allo studio, nella regione alpina, delle cerchie moreniche abbandonate durante le avanzate glaciali, e distingueva quattro glaciazioni:Günz – Mindel – Riss – Wüm, separate dagli interglaciali Günz-Mindel – Mindel-Riss – Riss-Würm – (attuale). Successivamente si aggiunsero due glaciazioni più antiche, Bibel e Donau. In tempi più recenti, gli studi sugli isotopi dell’ossigeno hanno permesso di costruire una curva delle variazioni climatiche molto più dettagliata, che evidenzia la successione di decine di periodi glaciali ed interglaciali.

Il Quaternario si distingue anche per una grande variabilità nella fauna in funzione del clima: faune “fredde” (a mammut lanoso, renna, antilope, bue muschiato, rinoceronte lanoso, megacero ecc.) caratteristiche dei periodi glaciali si alternano a faune “calde” (ad elefante antico, rinoceronte di Merck, ippopotamo) caratteristiche degli interglaciali. Cervo nobile, cinghiale, capriolo, comparse all’instaurarsi dell’ultimo interglaciale, sono presenti ancora oggi.

Le collezioni del Quaternario del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste comprendono importanti siti del Carso: la collezione della Breccia di Slivia (la più antica, del Pleistocene inferiore), la collezione della Caverna Pocala, la collezione della Grotta Tilde (entrambe del Pleistocene Superiore).

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Vetrina sulla Fossilizzazione

Nella vetrina sulla fossilizzazione, i numerosi reperti del museo sono la chiave per spiegare come avviene questo prodigioso fenomeno della natura, che ha come risultato finale quello di trasformare in roccia un reperto organico.

La fossilizzazione sarà facilitata in ambienti tranquilli, stagnanti, a bassa energia (paludi, stagni, lagune, ecc.) dove si deposita materiale molto fine (fango). Sarà al contrario difficile in ambienti dove le acque non sono così calme, o addirittura dove sono presenti forti correnti come, per esempio, nei fiumi dove i sedimenti sono più grossolani (sabbie e ghiaie).

Ancora più rara è la fossilizzazione in ambiente terrestre, dove è generalmente assente la sedimentazione e, quindi, molto rapida la decomposizione degli organismi. Quando il peso dei sedimenti sovrastanti, ormai stratificati, è notevole, lo scheletro può subire deformazioni. Viene compresso e diviene parte integrante del sedimento litificato, diventato roccia.

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