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Piste e orme di dinosauri in Italia

La prima orma è stata scoperta sui Monti Pisani nel 1942. Lasciata circa 230 milioni di anni fa, è una delle tracce di dinosauro più antiche del mondo.
Negli anni ’80, vicino a Rovereto, sono state scoperte altre orme di dinosauri, vissuti circa 200 milioni di anni fa. Queste scoperte permisero di capire che tra il Triassico e l’inizio del Giurassico c’erano parti d’Italia già emerse.
Seguirono poi molte altre scoperte: Gargano (Foggia), Lerici (La Spezia), Altamura (Bari), Sezze (Latina) e la più recente rinvenuta nel 2017 a oltre 1900 metri di quota sul Monte Cagno, in Abruzzo. Misura 135 centimetri ed è la più grande mai rinvenuta in Italia.

Triassico Superiore

Monti Pisani (Agnano, Pisa): la più antica prova della presenza di dinosauri in Italia è stata fatta sui Monti Pisani. E’ un’orma tridattile piccola ed isolata, lunga 6-7 centimetri, segnalata per la prima volta nel 1881 da Lotti e studiata nel 1941 dal paleontologo tedesco Friederich von Huene di Tübingen, che pubblica la sua descrizione e istituisce la nuova icnospecie Coelurosaurichnus toscanus. L’orma è stata riclassificata da Leonardi e Lockley nel 1995 come Grallator sp.. Attribuita ad un dinosauro teropode di piccole dimensioni, è datata al Triassico Superiore (Carnico, 230 milioni di anni fa) e rappresenta una delle più antiche testimonianze della presenza di dinosauri a livello mondiale. L’orma è ora conservata al Museo di Geologia e Paleontologia dell’Università di Firenze.
Sui Monti Pisani, tra Pisa e Lucca, si conoscono altre località con orme fossili ma le più belle vengono sempre dai pressi di Agnano (Pisa).

Monte Pelmetto (Dolomiti, Belluno): scoperte nei primi anni ‘80 del XX secolo da Vittorino Cazzetta, fu la prima segnalazione di piste di dinosauro in Italia. Le impronte , studiate da Paolo Mietto dell’Università di Padova, si trovano su un blocco di Dolomia Principale del Triassico Superiore, staccatosi dal Monte Pelmetto, a 2050 metri s.l.m. ai piedi della parete meridionale del monte. La Dolomia Principale è una formazione rocciosa originatasi a partire da 230 milioni di anni fa in seguito al progressivo accumulo di fanghi carbonatici in un ambiente di piana di marea (piana tidale). Su una superficie di strato di 6 metri per 10 sono state trovate un centinaio di orme, sia isolate che riunite in cinque piste: tre piste, con orme lunghe 6-7 centimetri, sono state attribuite a piccoli dinosauri carnivori bipedi lunghi circa un metro e mezzo con le zampe tridattili; una pista, conservata per circa 6 metri e che attraversa tutto il masso in diagonale, ha orme di 10-12 centimetri e potrebbe essere attribuita ad un ornitischio primitivo; la quinta pista, quadrupede o semibipede, con orme della zampa posteriore lunghe circa 15 centimetri, potrebbe essere riferita ad un prosauropode lungo 2-3 metri. Numerose orme isolate, analoghe a quelle del blocco principale, sono state trovate nel ghiaione circostante ed alcune sono conservate nel Museo di Selva di Cadore.

Due grandi orme tridattili, lunghe circa 30 centimetri, sono state trovate nel 1992 ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo (Dolomiti, Belluno), una orma tridattile è stata trovata nel 1994 sull’Altopiano del Puez (Dolomiti occidentali, Bolzano). Inoltre molte impronte, orme e piste, sono state trovate in varie località delle Dolomiti orientali. Tutte le impronte delle Dolomiti sono state impresse nei fanghi calcarei di una vasta piana di marea che si estendeva sull’Italia Settentrionale nel Triassico Superiore (Norico) e che oggi costituisce la formazione geologica della Dolomia Principale.

“Strada delle Gallerie” (Monte Pasubio, Vicenza): le 11 impronte, rinvenute da Marco Avanzini, sono sia tridattili, di teropodi (dinosauri carnivori bipedi) di grandi e piccole dimensioni, che tetradattili, riferibili a sauropodomorfi basali. Le orme, conservate come calchi naturali, sono state trovate nelle rocce della Dolomia Principale del Triassico Superiore (Norico). Sono le prime impronte trovate nelle Prealpi Vicentine e le prime trovate sul posto.

Mezzocorona (Castello di San Gottardo, Trento): trovate orme di dinosauri teropodi e orme di rettili non dinosauri del Triassico superiore (Carnico)che nella prima fase di diversificazione ecologica dei dinosauri convivevano, fornendo importanti indizi su come si avvenuta la successione da faune prive di dinosauri a faune ricche di dinosauri.

Prealpi Carniche (Pordenone): dal 1994 nei comuni di Cimolais, Andreis e Claut (Pordenone), nelle Prealpi Carniche, sono state individuate impronte e piste di dinosauri su una ventina di massi di Dolomia Principale del Triassico Superiore (Carnico superiore – Norico). Le orme più comuni sono quelle tridattile, isolate o in piste, attribuite a dinosauri teropodi basali. Le orme hanno una lunghezza media tra i 15 e i 25 centimetri. Poco rappresentate sono invece le piste quadrupedi, riferite ad arcosauri primitivi (rettili non dinosauri) o a prosauropodi. Le prime impronte sono state trovate nel 1994 da Giampaolo Borsetto su un blocco di Dolomia Principale lungo il letto del torrente nei pressi di Casera Casavento, a Val di Gere, nel Parco delle Prealpi Carniche. Sono due orme tridattili appartenenti ad una stessa pista. Una è completa, lunga 35 cm, mentre l’altra è mancante della parte anteriore perché sul margine del masso. Sono le impronte tridattili di maggiori dimensioni trovate in questa zona. L’individuo che ha impresso le impronte era alto 140-170 cm all’anca e probabilmente lungo dai 5 ai 7 metri. Resti ossei di teropodi così grandi sono estremamente rari nelle rocce triassiche.

Giurassico Inferiore

Orme dei Lavini di Marco, Monte Zugna (Rovereto, Trento): scoperte da Luciano Chemini nel 1988. Si trovano su affioramenti rocciosi calcarei inclinati verso il fondovalle, risultato di una imponente frana riconosciuta ancora oggi come una delle più grandi a livello europeo, staccatasi dal Monte Zugna in epoca medievale. Il piano di scivolamento della frana è proprio il piano di strato sul quale si trovano le orme di dinosauri. L’età di queste rocce è il Giurassico Inferiore, circa 200 milioni di anni fa. Il paesaggio di allora era molto diverso da oggi, paragonabile a quello dell’attuale Golfo Persico, con un mare caldo tropicale, la Tetide, ricco di sali minerali. Su una vasta spiaggia fangosa, arretrata dalla linea di costa e dal moto ondoso, passavano solitari centinaia di dinosauri erbivori e carnivori, lasciando le loro impronte impresse nel fango molle. Queste si sono conservate a causa della posizione arretrata della spiaggia di qualche chilometro, delle elevatissime temperature, che facevano evaporare l’acqua all’interno del fango ed indurivano le impronte, e a causa della presenza, all’interno del fango molle, di tappeti algali che hanno contribuito a fissare la forma. Le impronte fossili conservate nei Calcari Grigi sono oltre un migliaio, presenti in piste o come orme singole e contenute in sei livelli stratigrafici diversi per uno spessore di 5-6 metri, a dimostrazione che i dinosauri sono passati ripetutamente per un lungo intervallo di tempo. Le impronte più abbondanti (80%) sono quelle tridattili, tipiche dei teropodi (dinosauri carnivori bipedi).

Relativamente abbondanti (15 %) sono anche le grandi orme ovali disauropodi, tra le più antiche finora scoperte. Le orme a tre dita corte e ravvicinate, con estremità arrotondate, attribuite ad ornitopodi primitivi (5 %) sono tra le più antiche rinvenute a livello mondiale. Alcune delle piste più significative e meglio conservate si trovano lungo il “colatoio Chemini”. Una caratteristica delle impronte di Rovereto è che rivelano animali solitari, che non si muovevano in branco. Le impronte hanno affinità africana: la zona era probabilmente un promontorio parzialmente emerso della placca africana, dalla quale sono risaliti i dinosauri autori delle impronte.

Bella Lasta, Valle di Revolto (Alti Lessini, Verona): nel 1990 Guido Roghi scopre, su una superficie rocciosa di oltre 50 metri quadrati, nella formazione dei Calcari Grigi del Giurassico Inferiore (Pliensbachiano), diverse orme e piste, tra cui una tridattile lunga circa trenta centimetri.

Altre località presentano orme e piste di dinosauro ad esempio nei Calcari Grigi del Monte Pasubio, nell’area trentina dei Monti Lessini, presso Chizzola (Ala, Trento) e la Val Gola, massiccio del Becco di Filadonna (Trento). Qui, su una superficie di strato calcarea del Giurassico Inferiore, è stata scoperta una decina di impronte riferibili sia a sauropodi che a teropodi.

Giurassico Superiore

Molo di Mattinata (Gargano occidentale, Puglia): nel 2001, nel piccolo molo di Mattinara, su tre blocchi calcarei frangiflutti, sono state trovate circa 40 impronte e controimpronte attribuite a teropodi di medie dimensioni, probabilmente ceratosauri. Sono datate al Giurassico Superiore (Titoniano) e rappresentano la più antica evidenza di dinosauri nella Piattaforma Carbonatica Apula. I blocchi con le impronte sono ora custoditi presso il Museo Civico Storico-Archeologico di Mattinata.

Cretaceo Inferiore

Sarone (Altopiano del Cansiglio, Pordenone): nel 1994 Sandro Venturini trovò, su un blocco di calcare utilizzato per costruire i moli di Porto Corsini a Ravenna, un’orma tridattila lunga 36 centimetri, lasciata dalla zampa posteriore sinistra di un dinosauro teropode, carnivoro e predatore. Il blocco proviene probabilmente dalla Cava di Sarone, vicino Polcenigo, ai piedi dell’altopiano del Cansiglio (Pordenone) in rocce di circa 130 milioni di anni fa (Cretaceo Inferiore, Hauteriviano superiore – Barremiano inferiore). L’orma, che si presenta in rilievo come contro impronta (cioè come riempimento dell’impronta originaria), è la prima impronta tridattila del Cretaceo trovata in Italia. Oggi il masso del molo si trova al Museo di Storia Naturale di Faenza. Un’orma di sauropode lunga 30,5 cm e larga 31 cm, è stata trovata 4 anni dopo sullo stesso blocco.

Borgo Celano (Gargano, Puglia): nel giugno del 2000, in una cava vicino a Borgo Celano, sul Gargano, A. Bosellini, P. Gianolla, and M. Morsilli trovano una sessantina di orme di teropodi ed ornitopodi nei calcari del Cretaceo Inferiore (Hauteriviano superiore – Barremiano inferiore). Le orme, grandi da 15 a 40 centimetri, sono controimpronte, calchi naturali visibili in rilievo. La scoperta di queste impronte è inaspettata perché si pensava che in questo periodo geologico la Placca Apula (la placca dove si trova la Puglia) fosse isolata nel mezzo della Tetide.

Sulle Murge (Puglia) trovate diversi siti con impronte di dinosauri dell’Aptiano (Cretacico Inferiore). Tre aree limitrofe della fascia costiera adriatica: lungo il tratto di costa compreso fra Trani e Bisceglie (Bari), orme e piste attribuite a dinosauri vegetariani e orme tridattili di teropodi; nella cava “Lama Paterno” nei pressi di Bisceglie, con orme di ornitopodi, teropodi e probabili anchilosauri e a circa 1 km a nord-ovest da quest’ultima località, con orme di anchilosauri. Altri siti ad orme sono state scoperte nelle cave delle Murge nord-occidentali, nel territorio di Molfetta (impronte di teropodi di media taglia e di dinosauri quadrupedi erbivori di taglia medio-piccola), in una cava in disuso nel Parco Naturale Regionale di Lama Belice (orme di teropodi di taglia medio-piccola, anchilosari e sauropodi di media taglia) e nei pressi di Giovinazzo (Bari).

Monte Cagno, comune di Rocca di Cambio (L’Aquila, Abruzzo): scoperte nel 2006 da Fabio e Giulio Speranza, su una superficie di 25 metri per 12 a 1900 metri di quota, è il primo sito ad orme trovato in Abruzzo. Le impronte, studiate nel 2017, appartengono a uno o più teropodi, dinosauri bipedi carnivori che risalgono al Cretacico inferiore (Aptiano, 125-113 milioni di anni fa). L’impronta di un dinosauro “accovacciato” in posizione di riposo, di circa 135 cm di lunghezza, ha permesso di valutare la dimensione del teropode: un esemplare enorme, il più grande di quelli oggi noti in Italia.

Esperia (Monti Aurunci occidentali, Frosinone): nel 2006, vicino Esperia (Lazio, Italia centrale) sui calcari della Piattaforma Carbonatica Appenninica del Cretacico inferiore (Aptiano), trovate circa 80 impronte su una superficie di 40 metri quadrati. Le orme sono attribuite a teropodi di piccole dimensioni e a sauropodi di medie dimensioni. L’associazione di impronte di Esperia, simile a quella coeva di Biscaglie, suggerisce una connessione geografica tra le piattaforme Appenninica e Apula durante l’Aptiano.

Porto Canale-Rio Martino (Latina, Italia centrale): scoperte nel 2014 da B. Tamiozzo e S. Panigutti, su blocchi provenienti da una cava a Terracina del Cretaceo Inferiore (Aptiano-Albiano). Le impronte trovate sono attribuibili ad un teropode ornitomimosauro.

Mezzomonte (Polcenigo, Pordenone): nel 2018 scoperta impronta tridattile del Cretaceo Inferiore su un masso calcareo.

Cretaceo Superiore
Altamura, Cava in località Pontrelli (Bari): nel 1999 in una cava di calcare in località Pontrelli, a 4 km da Altamura, Massimo Sarti e Michele Claps hanno scoperto migliaia di orme e piste su di un’unica superficie di strato, estesa circa 15.000 metri quadrati. Era stato scoperto uno dei più estesi siti di orme d’Europa. Oggi si stimano ad oltre 30.000 le orme ritrovane nella cava, di dimensioni variabili da 5 a 50 centimetri. Le piste non hanno un orientamento preferenziale, ma si intersecano tra di loro. Le orme appartengono soprattutto a dinosauri quadrupedi di dimensioni relativamente piccole ipotizzate come impronte di ornitopodi e tireofori. Dallo studio delle impronte è stato determinato un nuovo ichnotaxon, Apulosauripus federicianus, attribuito inizialmente ad un ornitopode della famiglia degli adrosauri quindi ad un ankylosauro o ad un possibile iguanodonte basale. Gli studi sono ancora in corso per definire più chiaramente gli autori delle impronte.

Le orme sono state lasciate su una piana fangosa emersa del Cretaceo Superiore (Santoniano), prossima alla linea di costa e soggetta a periodiche invasioni marine.
Oggi i siti ad orme in Puglia sono oltre 30. Le orme di Altamura e degli altri siti pugliesi sono caratterizzate da dimensioni medie ridotte, forse indice di insularismo dei dinosauri apuli.

Sezze, Cava Petrianni (Monti Lepini, Latinia): nel 2003 scoperte oltre 200 orme di dinosauro su differenti livelli in una cava abbandonata vicino Sezze, circa 70 chilometri a sud di Roma. Nel sito del Cenomaniano (Cretacico Superiore) vi sono piste attribuite a sauropodi di taglia media e orme tridattili relative a teropodi di taglia medio-piccola.