Wunderkammer

Nell’Ottocento può infatti essere collocato il passaggio tra le antiche raccolte di curiosità naturali (naturalia) ed artificiali (artificialia) scelte e raggruppate con l’intento di stupire, ed il museo di concezione più moderna, teso a dare un ordine più rigoroso a tali raccolte, per soddisfare le crescenti esigenze di studio e conoscenza. In realtà si è trattato di un processo graduale, che ha visto la nascita delle prime Wunderkammern nel medioevo, per poi fiorire nel 500 ed evolvere nel 600 e 700, con una maggior propensione a rendere fruibili raccolte prima accessibili solo a pochi collezionisti di ceto elevato. Con una più chiara separazione tra quanto prodotto dalla natura e quanto dalla mano dell’uomo si arriva all’embrione del vero museo, e quindi anche del museo di storia naturale, percorso ben testimoniato dalla raccolta di antichi cataloghi di collezioni, che documentano una crescente attenzione verso attività di ricerca e sperimentazione attinenti ai reperti. L’esposizione ottocentesca affianca collezioni con finalità didattiche e pensate per l’ostensione, eredità diretta delle Wunderkammern, alle serie numerose di reperti simili che a prima vista caratterizzano le collezioni scientifiche. Questa distinzione si accentua nel museo moderno, dove ormai il virtuale si affianca sempre più al reale nella parte espositiva, mentre per lo studio rimangono insostituibili le collezioni, nucleo fondamentale di qualsiasi museo che possa dirsi tale, anche se in genere non appaiono più integralmente in mostra nelle sale.

Gabinetto scientifico

Il “Gabinetto scientifico” è l’antesignano dei moderni laboratori, affermatosi con l’illuminismo della fine del 1700, il gabinetto scientifico è a sua volta erede dei locali medioevali dove gli alchimisti, gli speziali e gli studiosi di scienze naturali effettuavano le loro sperimentazioni.

I Gabinetti Scientifici furono un fenomeno tipicamente italiano, caratterizzato dalla volontà da parte dei collezionisti – generalmente borghesi e scienziati di professione, di raccogliere oggetti appartenenti ai tre regni della natura allo scopo di svolgere osservazioni sul mondo reale e svelarne i segreti. A quel tempo ci si proponeva di studiare la natura a partire dalle cose, dall’osservazione diretta, mettendo in discussione i testi antichi ed il principio di autorità, secondo cui tutto ciò che era affermato dai grandi autori del passato, le auctoritates appunto, deve essere per ciò stesso indiscutibilmente vero.

I gabinetti scientifici italiani erano diffusi davvero in tutta la penisola: da quello, in assoluto anche oggi più noto, di Ulisse Aldrovandi a Bologna, a quello di Francesco Calzolari a Verona, a quello di Michele Mercati a Roma, a quello, infine, di Ferrante Imperato a Napoli.