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Ornitorinco

(ornithorhynchus anatinus)

Quando, nel 1798, la pelle del primo Ornitorinco venne inviata, dagli esploratori inglesi dell’Australia, al Museo di Storia Naturale di Londra per la classificazione e l’esposizione: i naturalisti britannici provarono a smontarla, convinti si trattasse di uno scherzo di un abile imbalsamatore asiatico che unì zampe e becco d’anatra al corpo di un castoro.

L’Ornitorinco è infatti un mammifero del peculiare ordine dei monotremi: i mammiferi che sono rimasti più simili agli antichi progenitori rettili. E, se l’Ornitorinco ci sembra strano al solo vederlo, si resta strabiliati a conoscere la sua storia naturale: veramente unica tra tutti gli animali.
Come le alte 4 specie di monotremi (le spinose Echidne) gli Ornitorinchi non partoriscono piccoli vivi, ma depongono uova, che accudiscono, ma non covano.
Una volta nati i piccoli, la femmina li allatta, ma non possiede mammelle: quindi il latte trasuda dai pori ventrali della pelle e i cuccioli lo leccano dai peli.
Pure il becco dell’Ornitorinco nasconde un segreto: non serve solo a mangiare meglio nel fango dei torrenti, ma è ricco di sensori elettrici che gli servono a localizzare le piccole prede (vermi, girini) nell’acqua torbida.
Infine, i maschi di Ornitorinco sono dotati di uno sperone velenoso sulle zampe posteriori. Il veleno è abbastanza potente da uccidere animali grandi quanto un cane, e non esistono antidoti.

L’Ornitorinco conservato al Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, è uno dei più antichi ornitorinchi conservati nei musei. Sul cartellino originale si legge infatti come terra di provenienza “Nuova Olanda”, ovvero il nome dato all’attuale Australia nel 1644 dal navigatore olandese Abel Tasman (da cui, ancora oggi “Tasmania”). L’uso di tale denominazione dell’Australia restò in vigore sino alla prima metà del 1800: possiamo quindi affermare che si tratta di un esemplare antico, di quasi due secoli.