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Lince Alpina

(Lynx lynx alpinus)

Quando parliamo di animali estinti, usiamo dire che “la specie si è estinta”. In realtà ciò è valido per gli animali preistorici. Ma, da quando noi Homo sapiens abbiamo iniziato a modificare in lungo e in largo il pianeta, piante e animali non “si estinguono” più: vengono invece estinte da noi.
E’ stato questo il destino della Lince Alpina, felino dal pelo fulvo che abbiamo estinto con veleni, tagliole e fucili, circa un secolo fa.
Poi, a partire dal 1970 abbiamo introdotto sulle Alpi, linci provenienti dai Carpazi (Romania) che però sono un’altra sottospecie: Lynx lynx carpathicus, dal tipico mantello maculato delle Linci che conosciamo oggi.
La Lince conservata al Museo Civico di Storia Naturale di Trieste è quindi un esemplare unico e insostituibile: uno dei pochi esemplari conservati e giunti sino a noi della Lince Alpina.
La Lince, a causa del suo carattere estremamente schivo e della difficoltà ad osservarla, è stata per secoli considerata animale mitologico. Talvolta chiamata “Lupo Cerviero” (Lupo dei cervi), rinomata per una vista acutissima (in realtà non molto più di un gatto) e per il fatto che la sua urina si solidificasse a formare una pietra preziosa e magica, il “Lincurio” (leggenda, quest’ultima, totalmente priva di fondamento).
Ancora oggi, tra tutti i grandi animali europei è il più sfuggente, misterioso e meno conosciuto. È anche il solo grande carnivoro europeo che (a differenza di Orso Bruno, Lupo, Volpe e Sciacallo Dorato) non solo non ha dimostrato alcun adattamento agli ambienti coltivati e modificati dalle attività umane, ma non sembra neppure aumentare nei boschi più remoti e selvaggi.
Quanti di noi, hanno incontrato una Lince in natura?