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Ippopotamo

(hippopotamus amphibius)

Sino a circa diecimila anni fa, diverse specie di ippopotami si erano evolute e diversificate in Asia, Africa e Europa. Oggi ne restano due: il rarissimo Ippopotamo Pigmeo (Choeropsis liberiensis) che vive solo in pochissime giungle dell’Africa Occidentale, e l’Ippopotamo Comune, che è diffuso in gran parte dell’Africa e… in Colombia.

Cosa ci fanno gli Ippopotami nel Rio Magdalena, il principale fiume di uno stato sudamericano? Sono arrivati lì per una storia che ha dell’incredibile e che nulla, apparentemente, ha a ce fare con la biologia di questo imponente mammifero.
All’inizio degli anni 2.000, un ricco trafficante di droga colombiano si costruì in patria, accanto alla sua villa principesca nascosta nella foresta: addirittura uno zoo privato. Quando venne assicurato alla giustizia, nel trambusto di quei giorni alcuni animali riuscirono a scappare. Gli unici che sopravvissero furono gli Ippopotami. Ippopotami africani-sudamericani che oggi prosperano con una popolazione che cresce esponenzialmente, visto che non è soggetta ai periodi africani di siccità, alla predazione dei cuccioli da parte dei branchi di leoni, e neppure alla competizione con bufali, elefanti e rinoceronti se pascolano fuori dall’acqua (cosa che gli Ippopotami fanno regolarmente durante la notte). E così, la criminalità organizzata ha involontariamente avviato un esperimento ecologico senza precedenti, creando inopinatamente il più grande animale dell’America Latina, che sta avendo effetti amplissimi, e tutti da studiare e valutare, sugli ecosistemi fluviali della Colombia.