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Grotta del Pettirosso: gli scavi storici di Ludwig Karl Moser

Delle decine di grotte indagate da L.K. Moser, professore del ginnasio tedesco di Trieste, a cavallo tra otto e novecento e pioniere delle ricerche nelle cavità del Carso, la più amata fu certamente la Grotta del Pettirosso, da lui chiamata Rothgartl-Höhle ma anche Lašca jama o Vlašca Pečina. Indagata dal professore, seppur in modo discontinuo, dal 1886 al 1915, furono gli scavi condotti tra il 1892 e il 1898 a far scoprire a Moser i numerosi reperti archeologici che pubblicherà nei primi lavori sulla cavità. 

I reperti per lui più importanti furono anche fotografati nelle due tavole allegate alla sua monografia del 1899, “Der Karst und seine Höhlen” dove parla di questa cavità come “..in meiner Lieblingshöhle…”, “nella mia grotta preferita”. Nella sezione dedicata a Moser al Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, è esposta la sua copia privata del libro, tutta sfascicolata e piena di appunti manoscritti.
Della collezione Moser conservata al museo, i reperti scavati alla Grotta del Pettirosso sono i più numerosi. Tra questi, 16 sono stati riconosciuti tra quelli fotografati nelle due tavole del 1899, ed oggi sono esposti nelle sale a lui dedicate. In collezione sono presenti anche due tra gli ultimi reperti scavati da Moser nella Grotta del Pettirosso: delle valve di cannolicchio datate 1914 e un frammento di palco di cervo, avvolto in un giornale del 1915, che sono anche tra gli ultimi reperti scavati dal professore nelle grotte del Carso prima di partire per Bolzano dalla figlia Eduardine, dove morirà nel 1918. Alla collezione della Grotta del Pettirosso appartengono due vertebre umane (atlante ed epistrofeo) con cartellino associato, manoscritto, dove il professore si pone la domanda “Homo sapiens troglodytes?”.
Per conoscere l’età dei reperti di questa importante collezione si sono fatte le analisi al radiocarbonio. I materiali provenienti dalla Grotta del Pettirosso conservati presso il Museo di Trieste sono riferibili:
al Mesolitico recente: un punteruolo ricavato da un osso lungo di mammifero, un frammento di carapace di testuggine palustre;
al Neolitico: un punteruolo ricavato da un osso lungo di mammifero, una vertebre umana, patelle lavorate, mascellare di orata;
all’Eneolitico: un frammento di mandibola di cane domestico;
al Bronzo antico: un frammento di cranio di equide, gasteropodi lavorati;
alla seconda e tarda Età del Ferro: un incisivo umano.
All’epoca romana appartiene invece un incisivo di cavallo.

Per approfondimenti: “GUERRA TRA ARCHEOLOGI: LE RICERCHE DI L. K. MOSER NELLE GROTTE DEL CARSO”. Catalogo dell’esposizione a cura di Paolo Paronuzzi e Deborah Arbulla.