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Conservazione di reperti biologici in liquido

Per la conservazione inalterata nel tempo dei reperti di origine biologica soggetti alla intrinseca deperibilità, che normalmente sono presenti nei Musei di Storia Naturale, si ricorre a diverse metodologie. Una di queste riguarda la loro conservazione in un ambiente liquido.
L’utilizzo di un liquido di dimora permette di preservare tutte le componenti del reperto (parti molli, carni, interiora) che con altre modalità si deteriorebbero o verrebbero eliminate (conservazione a secco, tassidermia, naturalizzazione).
Diversi possono essere i liquidi utilizzabili che l’esperienza ha selezionato.
Nel passato, spesso si utilizzava lo “spirito di vino” (etanolo o alcool etilico) in soluzione acquosa ma anche altre sostanze e varie miscele venivano testate: glicerina, soluzioni sature di sale, liquido di Muller, liquido del Kaiserling, alcool isopropilico, ecc., oggi in parte dimenticate e abbandonate o di uso strettamente specialistico.
Dopo la scoperta dell’aldeide formica nel 1867 da parte del chimico tedesco August Wilhelm von Hofmann, una nuova soluzione venne largamente impiegata, soprattutto per i reperti anatomici: la formalina.
Oggigiorno la formalina, quale liquido di dimora, non viene più utilizzata nei musei in quanto presenta due problematiche di notevole portata. La prima è che il suo utilizzo danneggia la molecola del DNA dei reperti in essa conservati, pregiudicando eventuali future ricerche genetiche. La seconda, di origine sanitaria, riguarda la salute degli operatori: la sostanza, nel tempo, è stata sospettata di essere cancerogena e da regolamento dell’Unione Europea, dal 1º gennaio 2016, è stata definita sostanza che “può provocare il cancro”.
Nel Museo Civico di Storia Naturale di Trieste pochi sono i reperti storici che sono tuttora conservati in formalina in contenitori sigillati, tutti gli altri sono immersi in un liquido di dimora formato da una soluzione idroalcolica, generalmente al 70% di etanolo (alcool etilico), che ne garantiscono la sostanziale inalterabilità nel tempo.

I reperti in liquido presso il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste sono:

  • 428 Mammiferi posti in 287 contenitori;
  • 5.145 Anfibi e Rettili posti in 2.654 contenitori;
  • 7.707 Pesci posti in 2.842 contenitori.

Ovvero, un totale di 13.280 reperti conservati in 5.783 opportuni contenitori.