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Cinghiale

(Sus scrofa)

Noi umani stiamo modificando radicalmente il pianeta terra e ciascuno dei suoi ecosistemi. Così, per tutte le creature viventi ciò produce un imperativo: ritirarsi, adattarsi o estinguersi.

La gran parte degli animali si ritira all’avanzare delle modificazioni umane, molti purtroppo sino alla completa estinzione. Poche piante e animali riescono ad adattarsi ma, se ci riescono, se riescono a trarre vantaggio dalla presenza umana sul territorio: allora prosperano così tanto dal divenire un problema per l’uomo stesso e per gli altri animali. Divenendo quelle che chiamiamo “specie invasive”.
Talvolta è un processo graduale. Altre volte avviene con adattamenti molto più rapidi. È accaduto col Cinghiale: in pochi anni è passato dall’essere un animale di boschi e macchie dense, che pochi osservavano dal vivo, ad un animale che scorrazza anche in pieno giorno attorno alle grandi città: da Trieste a Roma, sino a Berlino e Barcellona.
Il Cinghiale è uno di quei pochi animali che sono stati capaci di trarre vantaggio dall’uomo, che gli ha ridotto i predatori (Lince, Lupo) lo ha incrociato selezionando i geni più forti, lo ha diffuso in mezzo mondo (dalla nativa Eurasia, sino al Canada e al Sud Africa; teoricamente per cacciarlo, ma in pratica gli ha regalato nuovi immensi territori) e gli crea un habitat ricco di cibo coi suoi prosperi campi coltivati e le periferie dei centri abitati, ricche di avanzi di cibo sparsi qua e là. Insomma: grande abbondanza di risorse, nella totale assenza di nemici naturali.

D’altronde non deve sorprenderci questo adattamento: il Cinghiale è un animale estremamente intelligente e capace (come noi uomini) di una trasmissione culturale attraverso le generazioni. Questi antenati selvatici del maiale, trasmettono le nuove conoscenze che hanno acquisito gli individui anziani, attuando dei veri e propri insegnamenti verso i più giovani. Così facendo, gli adattamenti a nuove condizioni e opportunità, sono molto più veloci.